l’intercorporeità…


Certi introietti (quelli rigidi, resistenti ad ogni intervento verbale) sono stati trasmessi non solo a parole, ma dentro una tensione intensa che dal corpo della figura genitoriale è passata a quello del bambino. Senza tener presente l’intercorporeità, allora, il lavoro sulle interruzioni diventa lentissimo e, spesso, inefficace. 
Dove l’attenzione alla traità corporea diventa particolarmente visibile e di grande (e, a volte, immediata) efficacia è nelle sedute familiari. Nel mio modello di terapia familiare sottolineo molto il dato processuale che ogni corpo nella famiglia prende forma e postura a seconda del corpo che gli sta vicino, di quello che sta più lontano, di quello che gli sta di fronte (la prossemica relazionale nella famiglia, cioè, determina la formazione dello schema corporeo). In questo senso è utile tenere presente che nell’enterocezione del corpo bisogna includere non solo la propriocezione (sentire il mio corpo), ma anche la percezione del corpo (o dell’ambiente non umano) che mi sta vicino. 
Giovanni Salonia


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