Corpo e parola…


Corpo e parola, soggettività e relazione rimandano sempre al tempo. In questo senso, parlare ‘del’ corpo e ‘col’ corpo è una questione musicale, un problema pitagorico di tempo e di tempi. Perché abitare il corpo significa apprendere il senso del tempo (tempo come ritmo del nutrimento e del riposo, tempo come ritmo di fecondità e di stasi, tempo come ciclo dell’esistenza in relazione). Perché ogni parola è ritmata dal mio tempo e interviene sul ritmo dell’altro. Il tempo dell’espirare che apre l’inspirare, dell’ascolto che precede il parlare, dell’attesa che prepara il rispondere: in questo spartito si gioca la metamorfosi del kronos che diventa kairós. Il dolore diventa infelicità quando rompe il ritmo del corpo e della parola. Sono i respiri trattenuti per secoli e le parole non dette e non ascoltate che bloccano il flusso della vita. In questi dintorni, forse, andrebbe cercata la felicità.
Giovanni Salonia

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