La follia e il suo canto…


La follia ci ricorda, nel suo dolore terribile e indicibile, nella sua freschezza terribilmente goffa, quel canto che gli umani facilmente dimenticano perché espropriati dalla loro interiorità e affidati ad un io sociale che si inaridisce perché sempre più lontano dall’io intimo. Nella follia, la ricerca del canto esistenziale della propria unicità, proprio perché non ultimata, non può andare nello sfondo e lasciare spazio ad altro. Nella normalità nevrotica questo canto, già composto a suo tempo, viene dimenticato e rimane sempre nello sfondo. Se – come ha cantato Novalis (1982) – «ogni malattia è un problema musicale e ogni cura è una soluzione musicale», allora il dolore della follia, il «de-lirio», può diventare (al di là di ogni precisione etimologica) il diapason che invita a ritrovare la lyra di un’unicità che canti l’eterno “raccontarci”.
Giovanni Salonia

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