Il passo tra nostalgia e Kairos…


È vero che l’uomo vive nel presente, ma non nel senso di un ‘qui-e-adesso’ che possa essere fermato ma di un now-for-next cioè di un adesso che sta tra ora e il momento successivo. Chi sta leggendo questo scritto è inevitabilmente proteso alla parola successiva. È impossibile fermarsi. Anche quando ci fermiamo su una parola che ci ha toccato o ci chiediamo ‘cosa ci è successo’, in realtà stiamo già parlando di un passato anche se recentissimo. La nostra vita è un continuo succedersi di episodi: iniziamo una cosa e poi la finiamo (anche l’interromperla è, in ultima analisi, uno dei tanti modi di ultimare qualcosa di iniziato).
In altre parole siamo sempre costretti – come una freccia scagliata – ad andare ‘verso’ il prossimo momento: quel now for next  che rappresenta lo spazio del ‘prossimo passo’. A noi è data solo la possibilità di indicare la direzione e regolare il ritmo del procedere. In questo senso, si può affermare che ogni presente ha un germe di futuro che si esprime nel ‘prossimo passo’ ed è, in realtà, l’unico futuro possibile e l’unico modo concreto di costruire il futuro. Se, quindi, il progettare non si lega in modo intimo e consequenziale con il concreto presente, il futuro  perde la sua definizione di ‘tempo’ e diventa fuga dal futuro, smarrimento della direzione: la freccia sfreccia ma non raggiunge il bersaglio. 
Giovanni Salonia


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