Il limite del 'potere curativo' e la sacralità del 'prendersi cura'


Si delinea così la sacralità del ‘prendersi cura’, che non è soltanto la dimensione dell’atto medico temporaneamente legato alle situazioni di emergenza clinica, di acuzie o di cronicità: il ‘prendersi cura’ è la radice primaria dell'essere umano. […] La struttura relazionale della persona consente all'umano di definirsi umano grazie alla capacità di prendersi cura, di sentirsi sollecitato, impegnato, coinvolto, responsabilizzato dalla presenza dell'altro. 
Dall’altra parte l’esperienza del dolore, spalanca le porte alla relazione, con una necessità insopprimibile dell’alterità, verso una ricomposizione dell’esserci. L’urlo di dolore diventa “reclamo” alla relazione che è bisogno e rifiuto, confronto e scontro, rabbia e disperazione - ed a livello terapeutico - ascolto e memoria, riconoscimento, condivisione, integrazione e crescita. Un processo relazionale curativo che ho inteso definire “palingenesi terapeutica” per indicare, in campo psicoterapico, il processo che dall’ascolto dell’inaudibile ed indicibile esperienza esistenziale del paziente, ripercorrendo tramite la “memoria”, il racconto del romanzo della sua vita, prima e dopo l’evento “tragico” (sviluppo ontogenetico), conduce alla re-integrazione delle parti frantumate del sé (fase analettica) e diventa esperienza di crescita e di arricchimento reciproco. 
Paola Argentino

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