L'evoluzione di una relazione terapeutica…


[…] In termini clinici e di lavoro con i pazienti gravi la prassi metodologica è qualitativamente diversa tra pazienti nevrotici e pazienti psicotici. Sappiamo che mentre nel nevrotico si è persa la funzione io del sé, nel paziente grave questa funzione non si è costituita e la funzione es del sé invade. Egli vive nel terrore del suo esserci e del relazionarsi con l'altro e dell'altro.
Il terrore che il paziente grave ha della relazione con l'altro determina il limite e nello stesso tempo l'enorme risorsa che il terapeuta ha per aiutare il paziente.
Valeria Conte

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