L'ansia come interruzione di un incontro


Rileggere l'ansia nell’ermeneutica della Gestalt Therapy significa cogliere la intenzionalità bloccata che preme per raggiungere lo scopo, che è sempre la pienezza nell'incontro con l'altro. L'ansia è proprio il blocco del gesto che avrebbe portato a compimento l'esperienza di contatto.  
Il soggetto vive l'ansia e, spesso, non è consapevole del gesto che ha interrotto, ma tale spinta corporeo-relazionale rimane presente a livello subliminale. L'energia che il corpo aveva attivato per andare avanti nella intenzionalità relazionale si trasforma, diventando ansia. E questo accade e riaccade ogni volta che il desiderio riemerge.
I gesti (altri!) che il soggetto compie in preda all’ansia esprimono malessere, perché sono allentamento di tensione e non hanno giusta direzionalità: sostituiscono i gesti appropriati.
La respirazione attivata per portare avanti il contatto con l'Ambiente non trova sostegno e viene ristretta (dall’etimo angustus), procurando un cortocircuito di angoscia. Bloccare la profondità e l'ampiezza del respiro serve allora ad attutire la percezione di un dolore, eco lontana di un’antica, intima ferita.
Dare sostegno all'audacia del soggetto permette alla sua energia bloccata di attivarsi e di dirigersi verso il completamento (finalmente!) della propria intenzionalità di incontro con l'altro e di pienezza. G. Salonia 



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