Verso la terra di nessuno


Bisogna costruire relazioni nuove in cui l’unità non è a discapito delle diversità, ovvero uno spazio in cui ognuno comprende l’identico messaggio nella propria lingua.
‘Ritornare alla relazione’ diventa il compito del terzo millennio. Non sarà facile, perché non si tratta di riprendere vecchie regole ma di riappropriarci del cuore e del mistero della nostra esistenza, che è sempre e comunque co-esistenza. Ci viene richiesto il coraggio e l’audacia di consegnarci ad una nuova danza, pur non conoscendone in anticipo il ritmo e i movimenti. Nella cultura della relazione l’altro è sempre l’ ‘oltre’ che mi rimanda a mondi inesplorati della mia umanità.
[…] L’orizzonte nuovo si genera solo quando i due orizzonti si sono confrontati nel rigore di uno scontro che nasce dal riconoscimento reciproco. Solo chi si separa da appartenenze simbiotiche può essere se stesso, ma solo chi perde la propria soggettività nella relazione rinasce ad orizzonti inesplorati.  
La relazione si invera e si rigenera quando ogni partner lascia progressivamente i calzari del potere e della seduzione, della dipendenza e dell’accusa, per entrare in una terra a lui sconosciuta: la “terra di nessuno”, dove ci si riscopre – finalmente e unicamente! – compagni di viaggio. Il cuore misterioso ed inesauribile del vivere insieme si colloca là dove si geme per generare l’unicità che alla relazione si consegna e per dar vita ad una relazione che l’unicità accoglie e custodisce.
Giovanni Salonia

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