L’apprendimento infantile tra poesia e narrazione.


Nel suono delle sue parole, nel modo di pronunziarle, nel movimento labiale e nella cinestetica globale si esprimono, in una totalità avvolgente, l’affetto, il calore, la prossimità, la tensione vitale di un ‘noi’ che ormai sappiamo essere già ab origine un ‘io-tu’. 
Ogni aspetto del mondo, ogni oggetto, ogni volto, ogni gioco colorato dalla parola materna, che carica il mondo di valenze affettive con il suo dono spontaneo di ricreazione adamitica, col suo ri-dire e ri-plasmare in una maniera nuova, come per la prima volta, i lemmi del vocabolario comune, le forme del linguaggio di sempre.
Non c’è incontro però senza desiderio. La dynamis che vivifica il linguaggio, che fa della parola materna come di quella poetica un fenomeno inedito. la potenza erotica, il pulsare di un’apertura profonda, la cui forma, la cui energeia è il volto dell’altro: la madre sceglie le parole, le modula, le ritma in un inesausto dialogo col volto del figlio, in un reciproco rispecchiamento che guida e norma il flusso sonoro; il poeta dà la forma della sua voce e del suo corpo alle parole grazie al dialogo incessante con la propria storia, i propri vissuti e i propri poeti (ed è nella conversazione con i suoi ‘fratelli’ e i suoi ‘avi’ che acquisisce le competenze tecniche, linguistiche e musicali specifiche dell’arte, ovvero il proprium del testo poetico).
Antonio Sichera

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