Quando raccontarsi è terapia.



[…] L’ascolto del terapeuta, dice Erv, è curativo nella misura in cui riesce a far emergere l’interesse del paziente là dove è nascosto o negato in modo che egli stesso si accorga del fascino presente nella sua vita. Alcuni esempi che porta a riprova di queste affermazioni sono indimenticabili. […] L’atteggiamento di interesse del terapeuta verso il paziente che si racconta non può essere improvvisato, non è un vestito o un sorriso che si può indossare a volontà ma richiede, nel terapeuta, un itinerario di personale elaborazione e maturazione dei temi cognitivi ed emozionale che determinano un genuino e profondo atteggiamento positivo nei confronti di se stesso e della vita.
Un’altra domanda potrebbe riguardare l’assunto di base del libro: fino a che punto è scientifico affermare che “la vita di ogni uomo merita un romanzo”. Di fronte a certe vite che sembrano insignificanti o distrutte questa affermazione non rischia di diventare “letteratura”, nel senso peggiorativo del termine?
Gli Psicologi Umanisti da sempre hanno sostenuto che la fiducia di base dell’Organismo, nella famosa tendenza autorealizzante, è un punto di partenza antropologico e clinico che deriva dagli studi di Goldstein (1930). Nel caso del libro di Erv, a me pare che egli voglia dire che, nella sua esperienza, ha potuto constatare come anche una vita che sembra vuota riacquista fascino se colui che la vive ritrova interesse. Per cui compito terapeutico diventa quello di ripristinare nel paziente i suo percepirsi interessante attraverso le esperienze del sentirsi interessante per il proprio terapeuta.
[…] la PdG si interessa di rendere consapevole il paziente del suo bisogno […] Erv portando avanti nel suo lavoro terapeutico e didattico questa prospettiva ha individuato e analizzato un bisogno centrale nell’uomo, e cioè il valore umano e terapeutico del sentirsi interessati e interessanti.

Tratto da: G. Salonia, Presentazione del libro di E. Polster: “Every Persons’s Life Is Worth a Novel”. (Quaderni di Gestalt, Anno III, n. 5, 1987, pp. 119-134).

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