L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro.


Depressione, Gestalt Therapy e postmodernità. 

La Gestalt Therapy legge la depressione come reazione comportamentale legata all’interruzione di un viaggio che inizia con l’altro e mira alla pienezza di un incontro (Salonia, 2001b). Le varie modalità (il ‘dove’ e il ‘come’) in cui si interrompe questo viaggio, questo andare-verso dell’intenzionalità relazionale determina  le varie forme della depressione. La depressione, quindi, si presenta come la reazione corporeo-relazionale del soggetto (del bambino) nel momento in cui si interrompe una ‘danza a due’ prima ancora che si compia il  contatto atteso con l’Altro. Prima di raggiungere la meta di una maggiore vicinanza con l’Altro (motivo per cui si è intrapreso il cammino), il soggetto si accorge che quell’Altro non c’è più. La scomparsa dell’Altro, per lui improvvisa e inspiegabile, provoca un collasso nella relazionalità e nella sua corporeità: l’energia non sostenuta dalla presenza (relazionale!) della figura genitoriale si spegne, lascia il corpo e perde l’interesse per qualsiasi cosa. 
[…] Troppo presto e in modo troppo improvviso e troppo inspiegabile il desiderio (ossia, la presenza) della madre ha lasciato il bambino e questi, che è stato già chiamato alla vita, non si sente più chiamato alla relazione che è la sua vita: perde se stesso.  Kierkegaard (1991) scriverà: “Ero così depresso da non poter dare del tu a me stesso”. La tragedia depressiva non è la scomparsa dell’Altro, ma la scomparsa della propria anima: e senza anima non si vive.
G. Salonia

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