La criminalità giovanile tra vecchie e nuove regole.


Verso l'integrazione dello straniero nella Polis. 

[…] Lo straniero, rimando inequivocabilmente alla diversità, rende impossibile chiudere il perimetro di ogni identità. Quando la soggettività, singola o plurima, si rinchiude nel conosciuto e nello scontato cade nel baratro dello smarrimento e della violenza perché costretta ad annullare ogni diversità - sia quella del tempo, che richiede i cambiamenti della crescita, sia quella della traità (lo spazio ineliminabile “tra” le alterità). Ogni “altro” per rimanere “altro” (da me!) deve essere accolto come “oltre”, un “al di là” della mia patria. 
[…] È inscritto nella condizione umana che si riscopre se stessi solo di fronte alla diversità. Per ritornare a tessere la trama mai compiuta del vivere assieme, per riscrivere le regole della soggettività-in-relazione e della relazione-tra-soggettività è necessario percorrere dei sentieri, forse inediti alla polis, che attraversano nodi cruciali della condizione umana.        
Educarsi alla polis significa tenere distinti i tre ordini costitutivi della condizione umana: la soggettività (il corpo, l’interiorità), l’oikos (l’intimità della casa e dell’amicizia); la polis (il luogo del “ciascuno”, della giustizia e della solidarietà, della tolleranza). La polis si definisce nel proprio etimo come molteplicità, e quindi in una condizione di apertura: non si finisce mai di contare i “tanti”. 

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