Gestalt Therapy hcc Kairos

mercoledì 24 gennaio 2018

Buon Compleanno Direttrice...


Un augurio speciale alla 
Dott.ssa Valeria Conte, 
Direttrice dell'Istituto di Gestalt Therapy Kairos. 

Con immenso affetto e gratitudine,

Gtk Community



lunedì 22 gennaio 2018

“C’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza” (Nietzsche)…

Quando Barrie scrive, Freud sta cercando ed elaborando da qualche anno una sua teoria e cura di questa frattura tra dovere e piacere, realtà e desiderio, Es e super-Io. Egli escogita un metodo – la psicoanalisi – per mettere in contatto queste due istanze così lontane e fare in modo che l’uomo accetti il disagio della civiltà, rendendo fecondo il dolore di esistere anziché ristagnare nel dolore nevrotico (spesso distruttivo e sempre Super-Io, renderebbe gli umani più umani. Per dirla con Barrie, Wendy diventerebbe – come canta il poeta – «più saggia e più triste» (Coleridge, 1985). Il Puer Aeternus o il fanciullino pascoliano rimangono sogni ai quali di tanto in tanto è necessario accedere, per poi tornare alla realtà. Il fischio del treno, direbbe Pirandello, ricorda al ragioniere la fantasia e i viaggi sognati, che rendono meno grigia la sua esistenza (Pirandello, 2011). Adattarsi al principio del dovere e della realtà è l’unica strada per crescere. Eppure lo stesso Freud ha il sospetto – non elaborato – che per alcuni (tra cui cita Francesco d’Assisi) sia stato possibile coniugare lieben und arbeiten, amore e lavoro, cantare e soffrire (Freud, 1989). Solo negli anni Cinquanta, quando nella società le forme relazionali da verticistiche e istituzionali si trasformano in orizzontali ed esperienziali (Salonia, 2013d), emerge un nuovo modo di pensare che mette in crisi il concetto di «disagio della civiltà» (Salonia, Spagnuolo, Sichera, 2001) e apre orizzonti nuovi per la frattura tra emozione e ragione, dovere e piacere. Ridando fiducia al soggetto, al corpo, si scopre la verità dell’intuizione di Nietzsche: «C’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza» (Nietzsche, 1996, 45).

Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice - 1° Edizione Dicembre 2015b, pagg. 35-36




giovedì 18 gennaio 2018

Pazienti ‘manipolatori respingi-aiuto’…

Nella modalità intermedia tra introiezione e proiezione si possono individuare i pazienti che vanno sempre dallo psichiatra a lamentarsi, ma sistematicamente annullano qualunque intervento terapeutico, farmacologico o di qualsiasi altra natura, conoscono e hanno provato quasi tutti i farmaci in commercio, e dicono di non ricavarne alcun beneficio. Sono stati definiti pazienti ‘manipolatori respingi-aiuto’, che esprimono verso il terapeuta sentimenti di vendetta nei confronti dei genitori che essi ritengono non abbiano dato loro buono o sufficiente nutrimento e attenzioni. Sono alla continua ricerca di cibo da introiettare per vomitarlo subito dopo, di attenzioni (continue richieste di visite) per poi svalutare l’aiuto offerto (rifiuto dei farmaci). Si tratta di modalità tipiche di soggetti con disturbo di personalità borderline. L’intervento terapeutico consiste nel soddisfare il bisogno di una relazione che possa essere nutrimento sano, in modo da renderli capaci di assumere il farmaco senza pentirsi di averlo fatto.

Paola Argentino,  La dimensione relazionale della psicofarmacologia: dalla compliance al transfering gestaltico, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 242-243




martedì 16 gennaio 2018

Tra scelta e pienezza…

Ogni scelta avvia un processo consequenziale di altre scelte che la accompagnano: si tratta di quei processi stocastici che permettono alla freccia di raggiungere il bersaglio. In questa successiva fase subentra un meccanismo quasi contraddittorio, per cui dalla iniziale libertà di scegliere si passa alla necessità di scegliere. Se ho scelto di andare in un posto, tutte le scelte che seguiranno dovranno essere coerenti con la scelta iniziale. Questo gioco tra libertà (iniziale) di scegliere e necessità (sequenziale) di scegliere costituisce la grammatica del processo di discernimento nelle varie fasi decisionali. 
Esistono due momenti e due qualità di discernimento: si discerne su quale via imboccare e, in seconda battuta, si discerne su come portare avanti la decisione che è stata presa. La coerenza tra i due discernimenti (quello per decidere la strada e quello per portare a pienezza la scelta compiuta) rende una persona coerente e affidabile. Questa distinzione – si vedrà – è decisiva, in quanto si tratta di due processi differenti: quello che porta alla scelta (che possiamo chiamare all’integrità e Francesco d’Assisi chiamava alla “vera” scelta) e quello – non meno decisivo – che passo dopo passo conduce, sulla linea della scelta compiuta, alla pienezza (Francesco usava l’aggettivo “perfetta”). Un esempio. Un religioso può essere in crisi perché non sente più sua la vita consacrata (crisi di integrità) o perché – pur non mettendo in dubbio questa scelta – non si sente in esso realizzato (crisi di pienezza). E’ chiaro che si tratta di due crisi che richiedono processi di discernimento radicalmente differenti. Nelle crisi di pienezza si tratta di individuare quali esperienze mancano nella concretezza della propria esistenza e quali percorsi per rendere piena l’integrità, nella crisi di integrità si mette in discussione proprio lo stile di vita che non si sente più sintonico con la ricerca di un altro stile di vita.

Giovanni Salonia, Gustare per decidere. Percorsi francescani di discernimento., in AA.VV. Noi però abbiamo un sogno. Dall’Amoris Laetitia nuovi stili di umanizzazione della vita consacrata, Conferenza Italiana superiori Maggiori, Roma 2017, pagg. 72-73




giovedì 11 gennaio 2018

Le dinamiche della scelta dei posti (anche a tavola)…

Alcune dinamiche che non riescono ad emergere spontaneamente sono particolarmente significative e restano sospese nel campo relazionale come attese o pretese: ‘quale corpo voglio sentire lontano o vicino?’, ‘quale sguardo voglio avere frontale o di fianco (percezione visiva)?’, ‘verso quale corpo sono proteso?’. Molto della storia della famiglia ci si offre e ci si racconta nella scelta dei posti (anche a tavola). È proprio vero che nell’ovvio si mostra la profondità della superficie. Nei dettagli, poi, si sa, si nascondono o Dio o il diavolo. I dettagli relazionali (quello sguardo quasi furtivo, quel tendere del corpo che è al di là delle
parole) sono come una freccia puntata nella direzione che non si riesce a imboccare. In questa acuta attenzione terapeutica alla prossemica relazionale, è fondamentale non interpretare ma far risuonare dentro il proprio corpo le sensazioni, aspettando il kairós per intervenire. Decisivo poi in questo modello di FGT è non fare mai commenti sul non verbale o sulla prossemica. Dire ad una persona che si accarezza il braccio «Cosa sta facendo la tua mano?» o «Vedo che ti stai accarezzando» provoca solo chiusura e contrazione corporea, bisogno di proteggersi da invasioni indebite. Sensazioni che diventano ancora più fastidiose di fronte agli altri membri della famiglia. Per introdurre il lavoro sulla prossemica, può essere utile porre delle domande che favoriscano l’attivazione, come: «Chi vorresti sentire più vicino?», «Se volessi giocare a cambiare posto, dove ti metteresti?». Ovviamente dopo aver cambiato posto (o averne soltanto espresso il desiderio) si può chiedere cosa questo gioco iniziale ha provocato, ha rivelato, ha confermato da una nuova prospettiva.

Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pagg. 95-96