Gestalt Therapy hcc Kairos

giovedì 19 ottobre 2017

Empatia allargata…

La comunicazione del tipo ‘risposta empatica’ è fondamentale nell’essere genitori e nel prendersi cura. Include, oltre il comprendere l’altro, anche l’iniziare un dialogo sui vissuti personali e relazionali. Prima di ogni intervento educativo bisogna ‘vedere’ lo stato d’animo, il vissuto del figlio, cercare di mettersi dal suo punto di vista e nel suo mondo emozionale per aprire lo spazio ad un confronto con altre prospettive. Se un ragazzo, mentre studia a casa, si lamenta del carico di compiti, espressioni del tipo «È vero che studiare stasera ti è proprio pesante: mi chiedo quale alternativa possiamo trovare» creano contatto e permettono il riattivarsi dei circuiti relazionali e il potenziamento dell’energia. Sarà il ragazzo stesso ad inventare allora soluzioni congrue ed efficaci per il suo pomeriggio di studio. Ogni confronto con il ‘dover essere’ deve partire dal riconoscimento del ‘dove’ si collochi in quel momento la persona. ‘Empatia allargata’ sarà definita quella che riesce a comprendere i vissuti dell’altro anche da poche parole. La semplice esclamazione «Che fatica!» di un figlio che rientra in casa dalla scuola riceve una risposta di empatia allargata se il genitore risponderà, ad esempio: «È proprio pesante in certi giorni la scuola!». Una risposta empatica apre il dialogo in modo fluido rispetto a domande e giudizi.



Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pagg. 60-61




lunedì 16 ottobre 2017

E’ possibile, nella psicopatologia, far dialogare il piano descrittivo e quello fenomenologico?

Viceversa, la GT, muovendo da un approccio fenomenologico, focalizza i vissuti corporei relazionali che sono all’origine dei comportamenti (Giovanni Salonia parla al riguardo di ‘intercorporeità’) e legge le varie sofferenze psichiche come interruzioni di contatto. In questa prospettiva, i sopraindicati comportamenti autodistruttivi e impulsivi (guida spericolata, abbuffate, incontri sessuali incauti, condotte antisociali, tentativi di suicidio) sono acting out che esprimono l’insostenibilità della tensione interna e il bisogno di placarsi. Anche l’intensa difficoltà a controllare la rabbia del B. È una ‘furia’ che non si placa e che va compresa come ricerca di chiarezza, bisogno di placare il vissuto di confusione nella percezione della sua esperienza interna. Quindi i due mondi, quello descrittivo e quello fenomenologico, possono dialogare quando nel rispetto e nella stima reciproca le differenze si integrano e si incontrano nella prassi clinica in una intenzionalità comune: aiutare il paziente a stare bene.



Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 151


lunedì 9 ottobre 2017

Gtk inaugura il nuovo anno accademico: iscrizioni gratuite entro il 30 Ottobre!

L'Istituto Gestalt Therapy Kairos 
ha aperto le iscrizioni alla
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt, 
nelle sedi di
Ragusa - Roma - Venezia


Quest'anno l'Istituto Gtk mette a disposizione complessivamente n. 6 borse di studio, per Psicologi e Medici che intendono iscriversi al XXIV corso MIUR 2018/2021 e agevolazioni economiche per studenti fuori sede in Sicilia. Per maggiori informazioni clicca QUI

Prenota il tuo colloquio conoscitivo nella città più vicina: le Iscrizioni effettuate entro il 30 Ottobre sono gratuite!

E' possibile chiamare la segreteria centrale Gtk allo 0932682109 o inviare una mail a info@gestaltherapy.it


Per la sede di Venezia-Mestre, è possibile incontrare i nostri Docenti anche nelle città di Pordenone, Padova, Vicenza, Mogliano Veneto.

Per la sede di Ragusa, colloqui anche a Palermo, Alcamo, Catania, Caltanissetta e Enna.



giovedì 5 ottobre 2017

Avere il bacio della mamma è il sogno di ogni bambino!

Un bambino sa – a livello corporeo – che il bacio della mamma lo nutre come l’altro cibo. È altrettanto necessario. Baciato dalla mamma, il bambino non solo sente il corpo di lei, ma impara anche progressivamente a sentire e abitare il proprio corpo. Senza baci materni, senza un corpo di madre avvolgente, il bambino non può crescere. Il famoso esperimento degli Harlow mostra che le scimmie preferiscono mamme calde a mamme nutrienti. Nutrire senza baciare sembra uno dei fattori connessi in maniera decisiva all’anoressia infantile, perché il nutrire – ci ha insegnato Stern – non è transizione del latte dal seno della madre alla pancia del bambino, ma è danza relazionale tra madre e figlio (Stern, 1987). Il bacio è tra i “comportamenti di riaffermazione” che forniscono non solo un legame emozionale, ma anche un attaccamento biologico (Cassidy, Shaver, 2010). Affascinante! Sin da subito il narratore, proprio all’inizio del suo racconto, con perizia artistica e sapienza antropologica ci svela insomma una verità preziosa e ancora spesso inascoltata: il segreto della crescita dei bambini sono i baci dei genitori. È la loro mancanza di baci a rendere problematica la crescita dei bambini. Un bambino non baciato non saprà di avere un corpo, di essere incarnato nel tempo e nello spazio. Mentre per Wendy quel bacio mancato – sostituito con altri baci, magari meno intensi e meno abbondanti – lascerà come residuo un rimpianto triste dell’infanzia, per Peter Pan la situazione è più esasperata. Peter non è stato baciato affatto. In altre parole: non ha avuto una madre.


Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice - 1° Edizione Dicembre 2015, pagg. 17-19



lunedì 2 ottobre 2017

Se il bambino impara a essere solo l’immagine negli occhi del genitore…

Il piccolo Jaromil di La vita è altrove non può parlare spontaneamente, dal momento in cui si rende conto che ogni sua frase, anche la più banale, viene valutata dalla madre (che lo vuole poeta) in termini di ‘poesia’ (sorriso materno) e ‘non-poesia’ (volto materno depresso). Le parti di sé che il bambino non può esprimere e che ritorce sul proprio corpo vengono vissute da lui come inadeguate (non piacciono al genitore) e quindi gli appaiono sporche, brutte, forse cattive. Il bambino viene premiato per questo sacrificio di sè ricevendo conferme non idonee al suo confine di contatto: la sensazione di essere l’unico, il salvatore, grandioso (così l’ha fatto sentire la madre anteponendolo al partner). Ma ciò comporta anche per lui il dover occupare fisiologicamente sempre un posto centrale, il sapere tutto (quello che non sa non è importante), la confusione tra affetto e ammirazione («Mi sento amato solo se sono applaudito»), l’insopportabilità del rifiuto o del diniego (percepiti non come esperienza circoscritta e limitata in una interazione, ma come squalifica di tutta la persona). Particolarmente penalizzante si rivelerà nella crescita del bambino la mancanza di contatto con l’altro genitore: abitualmente per il maschietto il non contatto con il padre lo farà sentire al di sopra delle regole e dei limiti assieme ad un intimo sentimento di terrore-attrazione di incontrarlo; per la femminuccia, accanto alla negazione-squalifica anche della propria femminilità, si accompagnerà un’antica nostalgia di corpo materno. Recenti studi hanno mostrato come va considerato determinante nella genesi dei vissuti narcisistici anche il fatto che la dinamica della confluenza disturbata genitore/figlio, oltre ad evitare l’incontro con l’altro genitore, sottrae il figlio alle relazioni con i fratelli.


Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 166-167