Gestalt Therapy hcc Kairos

lunedì 14 agosto 2017

«Ti colpiscono duro, non importa, non riesci ad odiare i figli che hai fatto» (SOFOCLE, Elettra)

 I fondatori della GT, confermando inconsapevolmente le intuizioni di Agostino e anticipando la linea generazionale della TFS, compresero l’importanza della funzione-Personalità (per quanto ne parlino con un certo disagio). La peculiarità originale della GT sta nell’aver sottolineato che la funzione-Personalità genitoriale è corporea. In altre parole, l’essere genitori non è una consapevolezza teorica, non è un ruolo o un introietto o un ideale dell’Io, ma è una realtà inscritta nella storia corporea. Una madre ‘sa’ nel suo grembo l’essere madre: è nel suo stesso corpo che sa (e sente) di essere madre. «Madre… che mistero assurdo. Ti colpiscono duro, non importa, non riesci ad odiare i figli che hai fatto» – esclama Clitennestra alla notizia (che si rivelerà falsa) della morte del figlio Oreste. Anche il padre impara subito nel suo corpo l’essere padre: «Quando un neonato stringe la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, lo ha catturato per sempre». Con quel gesto il bambino scrive nel corpo del padre ‘sei mio padre’ e il padre legge ‘sei mio figlio’. Rintracciare i marcatori somatici della funzione-Personalità apre nuovi orizzonti non solo a livello ermeneutico ma anche di prassi cliniche ed educative. Il modello di FGT che denominiamo ‘danza delle sedie’ è costruito proprio su questo dato fenomenologico ed esistenziale.

Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pag. 58-59



giovedì 10 agosto 2017

Apertura Iscrizioni Scuola di Specializzazione Gtk!

L'Istituto Gestalt Therapy Kairos 
ha aperto le iscrizioni alla
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt, 
nelle sedi di
Ragusa - Roma - Venezia

Con i suoi corsi di specializzazione riconosciuti dal Miur dal 1994, 
l’Istituto GTK 
promuove un modello di apprendimento verificato nei 30 anni di esperienza
che include un’articolata e coerente integrazione del modello teorico della
Gestalt Therapy, con innovative chiavi di lettura per l’intervento clinico
sulla 
psicopatologia e terapia familiare.

A partire dal 2017, con l'accreditamento EAGT (European Association for Gestalt Therapy) ed EAP(European Association for Psychotherapy) l'Istituto Gtk garantisce agli iscritti i massimi standard formativi Europei! 

Gtk, attualmente, è l'unico Istituto italiano accreditato come European Association Professional Training Institute.

Quest'anno l'Istituto Gtk mette a disposizione complessivamente n. 6 borse di studio, per Psicologi e Medici che intendono iscriversi al XXIV corso MIUR 2018/2021 e agevolazioni economiche per studenti fuori sede in Sicilia. Per maggiori informazioni clicca QUI

Prenota il tuo colloquio conoscitivo nella città più vicina: le Iscrizioni effettuate entro il 30 Ottobre sono gratuite!
E' possibile chiamare la segreteria centrale Gtk allo 0932682109 o inviare una mail a info@gestaltherapy.it


Per la sede di Venezia-Mestre, è possibile incontrare i nostri Docenti anche nelle città di Pordenone, Padova, Vicenza, Mogliano Veneto.

Per la sede di Ragusa, colloqui anche a Palermo, Alcamo, Catania, Caltanissetta e Enna. 


lunedì 7 agosto 2017

Nel gioco si può ricominciare…

 Ma l’adulto, perché gioca? «In vista della ricreazione» direbbe Aristotele. Ma che significa? Per cominciare, la scelta di giocare è, per definizione, libera. Si sceglie, infatti, di giocare ed anche a quale gioco giocare. Poter scegliere ha un grande fascino sull’uomo, fa sopportare anche sacrifici, competitività, rischi di sconfitta. Nella libertà di scegliere se giocare o no l’uomo vive, più o meno consapevolmente, il riscatto dalla mancanza originaria di libertà dell’esistenza, che ci viene consegnata come un dato su cui non abbiamo avuto potere decisionale o di scelta. Sentirsi protagonisti è un’esperienza profondamente liberante. Ma non solo. Nel gioco si può riparare il limite angosciante della non ripetibilità dell’esistenza. Se l’inizio non ci appartiene, ciò che (ci) accade non può essere ripetuto: che sia venuto bene o male non possiamo ripartire da capo. «Einmal ist keinmal» ha detto Kundera: vivere una volta è come non vivere, perché significa non avere la possibilità di fare le prove, o di rimediare a qualcosa che è risultata diversa dalle attese. Forse il poter ricominciare, nel gioco, ci permette lentamente di recuperare la ferita di una impossibile palingenesi.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pagg. 159-160




giovedì 3 agosto 2017

“Il contatto oltre la parola: esperienze corporeo-relazionali nel fine vita.”

 L’elaborato vuole essere spunto di riflessione sulle esperienze corporeo-relazionali che si fanno in contesti complessi e delicati come quelli che si respirano in strutture come l’Hospice, dedicate a pazienti che versano in condizioni di forte criticità nelle ultime fasi della vita.
In un’ottica squisitamente gestaltica si vuole dimostrare come la “relazione che cura” rappresenti la modalità elettiva di intervento dove è indispensabile alleviare il dolore fisico e la sofferenza psichica e spirituale del malato terminale. Solo attraverso il contatto di corpo con un altro corpo, l’incontro di una soggettività con un’altra soggettività, utilizzando un linguaggio non verbale, fatto di carezze, di “corporeità”, nel qui e ora di una relazione empatica, è possibile offrire a chi soffre il sostegno necessario per andare “oltre” il dolore. Ci si mette in gioco nel porsi accanto, nell’esserci, riuscendo a trasformare l’angoscia del tempo che scorre passivo, in atto creativo, che supporta e consola, utilizzando il contributo delle neuroscienze che avvalora le nozioni legate all’intercorporeità ed all’intersoggettività.
Attraverso l’approccio gestaltico è possibile trasformare un luogo di cure eccessivamente medicalizzato come l’Hospice, in un “contenitore terapeutico” dove è possibile l’ascolto ed il racconto della sofferenza e dove si riesce a dare un senso persino al dolore, imparando a riassaporare anche le piccole cose che la vita ci offre, proprio quelle cose che si scoprono preziose quando a vita stessa sta per finire. 

Dott.ssa Antonella Battaglia

Discussione di Tesi di Specializzazione sede Gtk di Ragusa – 19 Maggio 2017





lunedì 31 luglio 2017

Fu molto importante per me sentire il bisogno di un ‘terzo’…

 Il primo impatto con F. è violentissimo: mi trasmette una forte angoscia, immagino quanta ne abbia lui, pertanto riduco il tempo dell’incontro terapeutico, e questo allenta notevolmente lo stress di entrambi. Mi dice che vuole sapere perché ha tremore alla gamba, è venuto per questo disturbo, fra poche settimane partirà per un mese, andrà in viaggio, e non vuole avere questo fastidio. Già al secondo incontro non ha più il tremore e con estrema lucidità e precisione racconta dell’episodio di aggressione alla madre, avvenuto
5 anni prima, per il quale è stato al manicomio criminale. «Ero esasperato, non volevo ucciderla, ma volevo solo fermarla, potevo ucciderla, ma volevo solo fermarla...». «Come sempre mi sento letto nel pensiero». Poi, ridendo: «Da quando mi hanno messo le telecamere tutti leggono nei miei pensieri, è terribile e quando mi accorgo di essere letto sono costretto a fare pensieri di cui mi vergogno» (è delirante durante la seduta). […] Nel primo anno il mio vissuto oscillava dalla paura di lui, così distruttivo, alla fermezza del mio ruolo non distruttivo; dall’ostilità per lui, così squalificante e onnipotente, all’impotenza-potente di accettare il limite della mia possibilità terapeutica. Fu molto importante per me sentire il bisogno di un ‘terzo’: il mio supervisore che dallo sfondo, con la sua presenza sempre disponibile e accogliente mi ha fatta sentire saldamente ancorata e sostenuta nell’attraversare tutto il divenire di questa relazione.

Valeria Conte, Il lavoro con un paziente seriamente disturbato: l’evoluzione di una relazione terapeutica in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 97-98